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Al di là della regola
L'esempio di S. Domenico
Pratiche di digiuno
Santi e beati
La ricerca della perfezione
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Un altro esempio, tra i tanti che si possono portare: certamente il caso più celebre, quello di S. Caterina da Siena, alla cui regola di vita si ispirarono le religiose domenicane aspiranti alla perfezione che vennero dopo di lei: "Pervenuta all'età di sette anni... deliberò far voto a Dio di perpetua Verginità... Fatto questo voto, la Sagra fanciulla pensò per meglio osservarlo, astenersi dal mangiar carne. Perloche stando a tavola, le più volte la parte sua dava a Stefano sopranominato suo fratello; ovvero la gittava (ma nascostamente accioche la madre non le gridasse) alle gatte. E quello che stupore e maraviglia arreca si è che nell'animo suo in que' giorni si accese un così ardente zelo e disiderio della conversione de' peccatori e salute dell'anime, che le venne in fantasia più volte di mutar abito, e sotto spezie d'uomo, come un'altra Eufrosina, o Eugenia, entrare in alcun Monastero, o Convento, per poter meglio all'anime, che perivano, sovvenire... L'anno quindicesimo della sua età il vino, che prima tanto inacquato beeva, che niente altro riteneva che il colore, in tutto lasciò, della semplice e cruda acqua tutto il restante della vita sua contentandosi. Le carni, come di sopra abbiamo narrato, ne' primi anni parimenti lasciò e tanto le aborriva, che eziandio dall'odore di quelle era offesa. Nel ventesim'anno in circa, si privò altresì dell'uso del pane, solamente di crude erbe pascendosi. Ultimamente non per uso, ne per natura, ma solo per divin miracolo... venne questa beata vergine a tanto alto stato, che benche il corpicello suo a molte infermità fosse soggetto, e da molte fatiche aggravato, nondimeno la consunzione dell'umido radicale in lei non aveva luogo, ne lo stomaco faceva l'uffizio suo di digerire, ne le forze corporali per la privazione del cibo e del bere in parte alcuna si debilitavano: di maniera che tutta la vita sua appariva miracolosa." S. Razzi, Vita della gloriosa vergine S. Caterina da Siena, p. 6-7, 22-23.

Anoressia, si direbbe oggi. Vero: le donne diventavano ben presto anoressiche, mentre sembrerebbe che gli uomini affrontassero le astinenze e il digiuno senza particolare implicazioni di carattere psicologico. Non si parla quasi mai di vomito o di malesseri più o meno forti dopo l'assunzione del cibo da parte dei frati, mentre è frequentissimo, se non la norma, per le suore.

Gli uomini, che assolvendo alla loro missione di predicazione e seguendo le orme del santo fondatore, vivono una vita di maggior dispendio energetico, mettono sì in pratica le stesse strategie di digiuno delle loro consorelle, ma si ha come la sensazione che le loro privazioni siano meno rigide, o che alle loro privazioni l'agiografo dia meno importanza, sottolineandole solo raramente e solo quando divengano un caso eclatante di prova di santità: "La sua astinenza era tale, che una volta mancò poco, che non morisse per questa, mercecché per i continui, e lunghi suoi digiuni, e poco mangiare, se gli seccorono in sì fatta guisa i meati della gola, e la bocca con i denti così strettamente si chiusero, che appena con molti strumenti se li poterono aprire, per far calare nello stomaco qualche poco di liquore, o di cibo che'l sostentasse. E sebbene scampò da quel pericolo, perché il Signore l'aveva destinato per gran campione della sua Chiesa, e moderò in gran parte quella sua rigida astinenza, con tutto ciò anche così moderata, restò tanto rigida, che fu giudicata superasse l'umane forze". Ristretto della vita del glorioso martire S. Pietro, p. 4-5.